NUMERO PAGINE: 217.
GENERE: Romanzo.
PRIMA EDIZIONE: (Adelphi) 2015.
Un libro molto particolare, dal clima angosciante, proiettato in un mondo privo di comprensione, una grande Babele.
Dire che non l'ho letto con piacere e curiosità, sarebbe affermare il falso. Ammetto che la parte finale del libro non mi è piaciuta molto e forse ha ingarbugliato la trama senza un vero senso, inutilmente.
Ve lo consiglio, perché è un libro che si fa leggere, non vi deluderà, vi costringe a portarlo a termine in breve tempo.
TRAMA:
Budai, si risveglia dopo un volo che credeva diretto ad Helsinki, in una città caotica in cui nessuno parla una lingua da lui compresa. E dire che Budai è un linguista, conosce molte lingue, le basi su cui poggiano, le principali regole grammaticali. Ma qui nessuno sembra rispettare una grammatica a lui nota, nessuna lingua da lui conosciuta si comporta in questa maniera. Budai si sente male, all'idea di non potersi far capire, è stato trasportato da una marea di gente, in un albergo, e ora non gli riesce proprio di capire come tornare indietro all'aeroporto. Il tempo passa e Budai non riesce ad uscire da questa città straripante di gente, ma in cui nessuno capisce nessuna lingua da lui parlata. Ma c'è una ragazza, che guida l'ascensore del suo albergo, una certa Epepe - o forse era Edede? - che prova per lui una simpatia quasi istantanea, e condivide con lui la sua brevissima pausa sigaretta, cercando di comunicare, di spiegarsi.
Nessun commento:
Posta un commento