giovedì 12 novembre 2015

"Epepe" - Ferenc Karinthy

"A ripensarci in seguito, non può che essere andata così: nella confusione dello scalo Budai deve aver sbagliato uscita, è salito su un volo diretto altrove e per qualche motivo l'equivoco è sfuggito anche al personale dell'aeroporto. A posteriori non si è potuto neppure chiarire verso dove e per quanto tempo abbia volato, perché non appena i motori hanno iniziato a girare lui ha reclinato lo schienale e si è assopito."

NUMERO PAGINE: 217.
GENERE: Romanzo.
PRIMA EDIZIONE: (Adelphi) 2015.

Io e il "mio caro", avevamo discusso a lungo e accarezzato l'idea di leggere insieme questo libro. Purtroppo questo non è stato possibile, perché mentre nella mia biblioteca il volume era già disponibile, nella sua c'era una lunga fila. Comunque questo è: io il libro l'ho letto! :)
Un libro molto particolare, dal clima angosciante, proiettato in un mondo privo di comprensione, una grande Babele.
Dire che non l'ho letto con piacere e curiosità, sarebbe affermare il falso. Ammetto che la parte finale del libro non mi è piaciuta molto e forse ha ingarbugliato la trama senza un vero senso, inutilmente.
Ve lo consiglio, perché è un libro che si fa leggere, non vi deluderà, vi costringe a portarlo a termine in breve tempo.

TRAMA:
Budai, si risveglia dopo un volo che credeva diretto ad Helsinki, in una città caotica in cui nessuno parla una lingua da lui compresa. E dire che Budai è un linguista, conosce molte lingue, le basi su cui poggiano, le principali regole grammaticali. Ma qui nessuno sembra rispettare una grammatica a lui nota, nessuna lingua da lui conosciuta si comporta in questa maniera. Budai si sente male, all'idea di non potersi far capire, è stato trasportato da una marea di gente, in un albergo, e ora non gli riesce proprio di capire come tornare indietro all'aeroporto. Il tempo passa e Budai non riesce ad uscire da questa città straripante di gente, ma in cui nessuno capisce nessuna lingua da lui parlata. Ma c'è una ragazza, che guida l'ascensore del suo albergo, una certa Epepe - o forse era Edede? - che prova per lui una simpatia quasi istantanea, e condivide con lui la sua brevissima pausa sigaretta, cercando di comunicare, di spiegarsi.

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